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Il calcio occupa un posto di primo piano nella vita simbolica interiore degli italiani come dimostrano lo spazio dedicato al football dai mass-media e l’ampia diffusione dei giornali sportivi.

Quest’opera intende rappresentare il patrimonio culturale, umano e sportivo degli uomini che, di generazione in generazione, sono stati protagonisti della storia del Cassino calcio recuperando la memoria di un mondo in parte sommerso, che meritava di essere riportato alla luce per essere conservato e tramandato al fine di celebrare il passato e contribuire a costruire il futuro.

Uno spaccato di vita cittadina, non solo sportiva che, nella città martire, ha assunto una valenza sociale interessante considerando il ruolo della squadra di calcio, al di là dell’ambito agonistico, quale emblema della ricostruzione nel dopoguerra e possibile simbolo d’identità collettiva nel processo di ricerca del senso di comune appartenenza e d’unione delle nuove popolazioni di diversa origine immigrate dopo il conflitto bellico contribuendo al processo di ricostruzione dopo la bonifica nonché all’epoca dell’insediamento Fiat che determinava uno sviluppo veloce con profonde trasformazioni.

Le vicende della compagine calcistica rispecchiavano più o meno fedelmente i cambiamenti della realtà socio-economica nel territorio e Cassino subiva notevoli mutamenti negli anni sessanta e, soprattutto negli anni settanta, ridisegnando la sua struttura produttiva e trovandosi di fronte a inevitabili scompensi anche sotto il profilo della propria identità con il fenomeno dell’enorme dinamismo di un processo di industrializzazione decollato grazie allo stabilimento Fiat nella limitrofa Piedimonte S. Germano e la conseguente rapida e accentrata urbanizzazione che, da una parte, causavano un’eccezionale accelerazione degli stessi processi socio-economici trainando la squadra di calcio e trasferendole la medesima volontà di crescita; d’altra
   
parte, provocavano fratture traumatiche rispetto alla precedente economia anche con l’effetto di determinare, nel giro di pochi anni, un ricambio dei protagonisti della vita economica cittadina e, ancora, portavano migliaia di nuovi cittadini che non si potevano identificare subito con la loro nuova città di residenza e con la squadra azzurra; l’andamento riflessivo dell’industria prima con il rallentamento del processo di crescita e, poi, con picchi di veloce regressione; la fase di transizione dell’era post-industriale con lo sviluppo del terziario legato al commercio e ai fenomeni del turismo e dell’università che rimettevano in gioco i precedenti equilibri; la ripresa economica degli anni ottanta sino all’insorgenza di una crisi generalizzata progressiva che determinava i maniera definitiva la ricerca di nuovi modelli di sviluppo.

A Cassino si rivelava assai più circoscritto rispetto alle altre piazze nazionali e della provincia, il fenomeno dei dirigenti calcistici che davano molto alla città in termini di passione, tempo e danaro investiti per il bene della squadra in un lasso di tempo circoscritto ricevendo in cambio dal palcoscenico calcistico maggiore visibilità e credibilità, utili in relazione alla propria attività politica, rappresentativa, imprenditoriale, professionale.

Al contrario, i dirigenti rappresentavano una sorta di missionari del pallone azzurro alle cui sorti contribuivano per anni e, in alcuni casi, per decenni con notevoli risorse economiche e fisiche per pura passione sportiva, filantropia, impegno sociale senza nutrire altre mire in relazione alla loro attività imprenditoriale o professionale come è avvenuto e avviene in altre piazze calcistiche.
L’impegno economico dei dirigenti del Cassino rappresentava un semplice tributo alla passione sportiva e alla volontà di vedere primeggiare la propria città nel mondo del calcio oppure un tangibile elemento di riconoscenza, sentito come una sorta di dovere nei confronti di una città che aveva decretato il successo di questi stessi uomini nella loro vita imprenditoriale o professionale.
L’attività politica rivestiva un importante peso specifico diretto nel fenomeno calcistico del dopoguerra e, soprattutto, negli anni cinquanta mentre, negli anni sessanta, si focalizzava in una concreta attività amministrativa finalizzata alla costruzione del nuovo stadio cittadino ossia un’azione meritoria in considerazione che molti Comuni tra i quali lo stesso capoluogo di provincia, non riuscivano a centrare questo obiettivo in decenni di governo sebbene l’impianto sportivo dei desideri, nel tempo intercorso tra la fase di programmazione e quella di realizzazione politica, sorgesse come una cattedrale nel deserto in una fase di crisi del società azzurra; tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, l’azione delle politica si spegneva progressivamente seguendo l’esigenza delle priorità nei disegni della città del futuro.

“Cassino e il pallone azzurro” è composto dall’integrazione di una sezione statistica e
di una sezione storica, presentate in ordine cronologico.
La sezione statistica riporta per ogni campionato: date, risultati, classifiche finali, quadri della società e, generalmente, presenze e reti dei calciatori cassinati, classifiche dei marcatori del girone.
In questo volume, compaiono circa duemila partite ufficiali, vittorie indimenticabili, sconfitte che bruciano come ferite, aneddoti e personaggi, esplosioni di gioia e situazioni drammatiche.

La sezione storica è la ricostruzione fedele in base alla documentazione delle fonti e alla testimonianza dei protagonisti, degli avvenimenti di rilievo nella vita sociale del club con alcuni cenni anche agli eventi nella vita della città per comprendere meglio il fenomeno sportivo inquadrandolo nel contesto della società.
In entrambe le sezioni, sono state riportate parti di pubblicazioni o di articoli giornalistici d’epoca, che sono state distinte con l’uso delle “virgolette” per i passaggi più brevi e con un carattere di minore grandezza e tramite l’introduzione di corrispondenti note a piè di pagina per i brani più lunghi.

La società nerazzurra ha lanciato nel firmamento calcistico calciatori in grado di approdare alla Serie A come Domenico Di Carlo, Leonardo Rossi, Corrado Urbano e alla Serie B come Mario Buccilli, Vittorio Cozzella, Mauro Rufo, Enrico Venditelli, ha affidato la guida tecnica della squadra a grandi campioni del passato come Dante Compiani, Bruno Mora, ha vinto sul campo dieci campionati, una Coppa Italia Dilettanti e, in gare amichevoli, ha battuto la Roma tenendo testa a Lazio e Napoli.
La squadra azzurra come espressione di una città di oltre trentacinquemila abitanti ai quali si aggiungono quelli dei centri limitrofi, ha dimostrato di essere in grado di richiamare nel suo grande stadio sino a settemila spettatori e racchiude un’inespressa potenzialità che si fonda sul ricambio generazionale maturato nel lasso di tempo trascorso dall’avvento della gente nuova trapiantata all’epoca della ricostruzione e dello sviluppo industriale: migliaia di nuovi cittadini che non si potevano identificare pienamente con la loro nuova città di residenza e con la squadra azzurra, al contrario dei loro discendenti.
Un dolce indelebile pensiero a un grazie di cuore a mio padre Luciano perché a lui devo tutto compreso l’amore per lo sport, che mi ha portato a scrivere questo volume.

Il principale ringraziamento spetta a Iris Volante, assessore alla Cultura della Città di Cassino, perché stata la sua sensibilità a portare alla luce un piccolo patrimonio di cultura sportiva, sostenuto dal sindaco Bruno Scittarelli, dal vice sindaco Gianni Ranaldi e dall’intera assise comunale,

Un ringraziamento vivissimo agli sponsor che hanno permesso la realizzazione di questo libro dimostrandosi in simbiosi con il territorio in cui operano: Acqua Filette, Gruppo Go!, Banca della Ciociaria, In Sport, Tele Universo e ai sostenitori Pietro Ricci, Giuseppe Zeppieri, Sergio Michelucci, Ennio De Vellis, Antonio Magnapera, Gennaro Miranda, Antonio Morra, Vittorio Orsello, Luigi Volante, Achille Gallaccio, a quest’ultimo anche per l’ospitalità logistica.
La mia riconoscenza a mio fratello Andrea per il sostegno nella fase realizzativa nonché a Erasmo Di Vito e agli altri giornalisti scassinati che mi hanno aiutato.

Quest’opera è dedicata alla memoria di Gino Salveti che ha incarnato allo stesso tempo la figura del nobile educatore e dello sportivo vestendo i panni di professore, scrittore e giornalista. E questa dedica sottintende un caloroso ringraziamento a tutti i pubblicisti di Cassino.

Nel 1986, Gino Salveti pubblicava “Un pallone azzurro – Ricordo del calcio a Cassino” nella cui premessa oltre a evidenziare “l’onere e il sentimento di Federico Lamberti (un editore al quale Cassino deve molto perché porta lontano il nome della “città martire” in Europa e soprattutto in America)”, sottolineava come questa sua fatica letteraria non dovesse essere vista come “una puntuale storia del calcio cassinate. Del nome storia gli mancano i particolari, le ricerche statistiche, la trattazione documentata del fenomeno che esamina” bensì come “un ricordo del calcio a Cassino, un modo come un altro per voler bene alla città”.
A circa ventanni anni di distanza è stato possibile compiere per intero la strada indicata da Gino Salveti il cui prezioso scritto ha rappresentato un utile punto di partenza per il lavoro di ricerca al fine di cancellare i vuoti relativi alla storia del calcio cassinate e celebrare lo sport come vettore sociale in grado di aggregare e non di dividere nel comune denominatore di una passione che, al di là dei colori delle bandiere, si alimenta delle medesime emozioni.

Figlio del dio pallone e della dea Tifonia Epatica (cosidetta dal mal di fegato che era solita generare negli uomini del reptangulus ludi cioè del nostro rettangolo di gioco) fu mandato da Giove sulla terra per iniettare nel genere umano il terribile bacillo dello sport che, entrato soprattutto nella sfera del calcio, sempre produsse danni incalcolabili.
Incarnatosi in milioni di spettatori, in loro assunse la forma del ballo di S. Vito, dell’occhio strabuzzato e dell’epifanìa teriomorfa (apparizione in forma animalesca). Danni secondari furono poi il deperimento organico, l’abbandono della famiglia e da ogni altro razionale interesse e di ogni altra attività, oltre i fatti avvenuti in un’ora e mezza di gioco, la perdita della voce e la mania di credersi allenatore.

Nessuna cura è prevista per questa tremenda malattia che solo la vittoria o il risultato positivo fuori casa (ma neppure sempre), può fare apparire, nello spazio d’una settimana, meno dannosa. (Dizionario mitologico - Gino Salveti, “Piccola Antologia”, “Foto SPORT”, 26 febbraio 1977.).


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