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La scomparsa di mio padre, la promozione in Serie B del Frosinone e il centenario della nascita della prima società sportiva frusinate, mi hanno spinto a quest’opera dedicata a Luciano Renna e finalizzata a dipingere il quadro completo della storia del club nella cornice degli eventi sociali della provincia e della città di cui la vicenda calcistica è espressione.

Uno spaccato di vita, non solo sportiva che, a Frosinone, ha assunto una valenza sociale interessante considerando il ruolo della squadra di calcio, al di là dell’ambito agonistico, quale emblema della ricostruzione nel dopoguerra e come uno dei concreti simboli d’identità collettiva e comune appartenenza della popolazione prima alla città e, poi, della provincia.

“Frosinone 1906-2006, Serie B come Bellator” è composto dall’integrazione di una sezione storica e di una sezione statistica, presentate in ordine cronologico.

La sezione storica è la ricostruzione fedele in base alla documentazione delle fonti e alla testimonianza dei protagonisti, degli avvenimenti di rilievo nella vita sociale del club con alcuni cenni agli eventi nella vita della provincia e della città per comprendere il fenomeno sportivo inquadrandolo nel contesto sociale.

In entrambe le sezioni, sono state riportate parti di pubblicazioni o di articoli giornalistici d’epoca, che sono state distinte con l’uso delle “virgolette” per i passaggi più brevi e con un diverso carattere tipografico per i brani più lunghi.
In particolare, sono stati inseriti passi di cento articoli di Luciano Renna che, per primo, si è interessato della storia del calcio in un’inchiesta intitolata “Frosinone story”, apparsa a puntate sul quotidiano “Il Messaggero” nel 1971.
   
La sezione statistica riporta per ogni campionato: date, risultati e marcatori delle partite, classifiche finali, quadri della società, presenze e reti dei calciatori canarini.
In questo volume, compaiono oltre duemila partite ufficiali, vittorie indimenticabili, sconfitte che bruciano come ferite, aneddoti e personaggi, esplosioni di gioia e situazioni drammatiche. Le memorie degli sportivi sono un bene prezioso e rappresentano una sorta di culto che chiede di essere osservato. Il calcio non resiste alla tentazione del confronto tra eventi e uomini di epoche diverse non tanto per semplice curiosità quanto per la speranza di un futuro migliore da costruire su salde radici anche in virtù delle esperienze passate.

La società giallazzurra ha lanciato nel firmamento calcistico calciatori in grado di approdare alla Serie A, in primis Raffaele Trentini e Massimo Palanca; ha vinto sul campo otto campionati; è arrivata alla finale della Coppa Italia di Serie C ed è recentemente approdata alla prestigiosa ribalta della Serie B dove ha tenuto testa alla Juventus.
L’insegnamento del passato è utile per ricordare e evitare gli errori che hanno disegnato le parabole discendenti e le cadute nei campionati minori ma, al tempo stesso, evidenzia che la squadra canarina come espressione non solo di una città di cinquantamila anime ma di un’intera provincia di quasi mezzo milione di abitanti, ha dimostrato di essere in grado di richiamare allo stadio sino a diecimila spettatori e solo perché tanti lo stadio ne poteva contenere.
La Serie B e l’auspicata realizzazione del nuovo impianto sportivo, però, racchiudono nuove enormi potenzialità in grado di generare un’inarrestabile onda di entusiasmo in tutto il territorio qualora si riesca a preservare la preziosa conquista sportiva e sociale.

Le vicende della compagine calcistica rispecchiano più o meno fedelmente i cambiamenti della realtà socio-economica nel territorio: la città e la provincia subivano notevoli mutamenti negli anni sessanta e, soprattutto negli anni settanta, ridisegnando la struttura produttiva e trovandosi di fronte a inevitabili scompensi anche sotto il profilo della propria identità con il dinamico fenomeno del processo di industrializzazione che causava un’accelerazione dei processi socio-economici trainando la squadra di calcio e trasferendole la medesima volontà di crescita; l’andamento riflessivo dell’industria, prima con il rallentamento del processo di crescita e, poi, con picchi di veloce regressione; la fase di transizione dell’era post-industriale con lo sviluppo del terziario; la ripresa economica degli anni ottanta sino all’insorgenza di una crisi generalizzata progressiva che determinava in maniera definitiva la ricerca di nuovi modelli di sviluppo.

A Frosinone, pur con significative eccezioni, si rivelava in maniera preponderante rispetto alle altre piazze della provincia e della regione, il fenomeno dei dirigenti calcistici che, contemporaneamente, ricoprivano cariche politiche e davano molto alla città in termini di passione, tempo e danaro investiti per il bene della squadra.
In molti casi, l’impegno economico rappresentava un semplice tributo alla passione sportiva e alla volontà di vedere primeggiare la propria città nel mondo del calcio oppure un tangibile elemento di riconoscenza, sentito come una sorta di dovere nei confronti di una città che aveva decretato il successo di questi stessi uomini nella loro vita imprenditoriale, professionale o politica.

La connessione tra football e politica, appariva evidente in almeno due fasi: la prima di segno positivo, in un arco di tempo compreso dall’inizio degli anni cinquanta alla metà degli anni ottanta, quale missione sociale svolta in prevalenza dagli uomini del partito di maggioranza assoluta, la Dc che non aveva bisogno del palcoscenico calcistico per acquisire consensi anche se rischiava di perderne in caso di non intervento. L’attività politica rivestiva un importante peso specifico diretto nel fenomeno calcistico, soprattutto, negli anni cinquanta e sessanta mentre, a partire dalla seconda metà degli anni settanta, emergeva solo nei momenti di grave crisi.

Nella seconda fase che si snodava dalla metà degli anni ottanta sino alla crisi di Tangentopoli del 1993, invece, il rapporto tra calcio e politica evidenziava una visione del football quale possibile strumento di controllo territoriale, eventuale oggetto di lotta di potere, ottenibile tentativo di ingresso nel tessuto sociale.
Parallelamente, al contrario di quanto avvenuto in altri centri della provincia come Cassino e Sora, la politica frusinate si segnalava in Municipio per l’incapacità dell’azione amministrativa di portare a termine la costruzione del nuovo stadio cittadino, deliberata sin dal 1971.

Nel 1993, anche per la latitanza della politica sconvolta a livello nazionale dagli eventi di Tangentopoli, il football a Frosinone tornava a una dimensione unicamente sportiva con dirigenti appassionati che non nutrivano interessi politici né puntavano ad accrescere il proprio potere personale ma, grazie a notevoli sacrifici economici, ponevano le basi per il raggiungimento di un traguardo memorabile prima di uscire di scena.

Un nuovo input di natura politica, infine, generava nel 2002 l’aggregazione delle maggiori forze imprenditoriali del territorio, che partorivano un progetto storico e, nonostante, la mancata continuità dell’aggregazione, gettavano le fondamenta dell’ultimo prestigioso anello di una lunga catena sportiva: la conquista della Serie B grazie a copiosi investimenti finanziari in grado di sconfiggere non solo gli avversari ma anche la cronica mancanza di strutture sportive identificabile in uno stadio che, già all’inizio degli anni settanta, Luciano Renna aveva ribattezzato “Matusa” per la sua vetustà.

Questa pubblicazione è stata realizzata grazie alla Provincia di Frosinone e agli imprenditori illuminati che mi hanno sostenuto dimostrandosi integrati non solo nel contesto economico ma anche in quello sociale del territorio.

Il primo ringraziamento spetta a Francesco Scalia, presidente della Provincia di Frosinone; Danilo Campanari, assessore allo sport e all’ente tutto per la sensibilità dimostrata nel patrocinare l’opera.

Un ringraziamento vivissimo a Renato Schieppati, amministratore delegato Viscolube nonché a Marco Micheli e Armando Di Veronica, rispettivamente, direttore e responsabile relazioni esterne dello stabilimento di Ceccano; Pietro Ricci per Filette e Gruppo GO!; Rosettano Navarra e Bruno Navarra della Navarra S.p.A.; Giuseppe Zeppieri – Banca della Ciociaria e Finanziaria Laziale; Roberto Turriziani – Turriziani Petroli; Ennio De Vellis – De Vellis Traslochi e Trasporti; Giuseppe Bottini – Winner Sport; Antonio Magnapera – Tele Universo; Marco Gabriele – Gabriele Consulenze Finanziarie.
Un ringraziamento ai dirigenti e al personale delle biblioteche e degli enti vistati e, in particolare: al responsabile Maurizio Bruni e a Olga Colazingari, Roberta Carnazza, Anna Maria Leggeri per la Biblioteca Nazionale del Coni; Anna Maria Aversano, Pina Conte, Eleuteria Germani, Pietro Pizzuti, Claudio Rinna, Maria Adele Rotili, Floriana Spaziani, Luigina Tomassi, Franco Viselli per le Bibilioteche Associate “A. Bracaglia” di Frosinone; Roberto Giudici, Maria Cristina Grandi, Andrea Intermite, Maria Laura Menditto, Marco Notarfonso, Angelo Palombi, Diego Vicaro nonché Maria Cristina Grandi per la Biblioteca “A. Manunzio” di Latina.
Un caloroso ringraziamento a tutti i pubblicisti di Frosinone, specie ai giornalisti sportivi del passato e del presente perché questo libro è nato anche sulla testimonianza del loro lavoro.

Quest’opera è dedicata alla memoria di Luciano Renna che ha incarnato allo stesso tempo la figura di giornalista e sportivo puro come professore di educazione fisica, allenatore della squadra di pallacanestro Virtus Frusino, segretario dell’A.S. Frosinone, cronista sportivo e, soprattutto, per me e i miei fratelli Andrea e Alessandro padre illuminato che ha lasciato un esempio impossibile da imitare ma che va seguito sulla scia di un infinito rimpianto e, nell’ambito sportivo, l’insegnamento di guardare allo sport quale vettore sociale in grado di aggregare e non di dividere nel comune denominatore di una passione che, al di là dei colori delle bandiere, si alimenta delle medesime emozioni.


Clicca qui per scaricare un breve estratto del libro.

 

 
 
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